Protocollo n. 1387: microclima delle sedi lavorative

Al Direttore Dr. Marco Marafini “Direzione regionale programmazione
economica, bilancio, demanio e patrimonio”
Al Dirigente Area “Area Tecnico-Manutentiva” Dr. Abbruzzese Carlo
Alla P.O. Dr.ssa. Ajese Alessandra
e p.c. Al Direttore Dr. Alessandro Bacci “Direzione Regionale Risorse Umane e
Sistemi Informativi”
Al Capo di Gabinetto di Giunta Dr. Albino Ruberti
Al Presidente LAZIOcrea S.p.A.
A tutti i dipendenti regionali e delle società partecipate

Oggetto: microclima delle sedi lavorative.


Egregio Direttore,
facendo seguito alla nota 1385 datata 8 luglio u.s. e rammentando che nel caso specifico sembrerebbe essere la sua struttura la responsabile delle mancanze interpretabili nel pubblico impiego come negligenze se non omissioni, poiché si ritiene che non si possa giustificare tutto con “è accaduto” oppure ho già fatto una mail e/o telefonatina di sollecito alla ditta che dovrà poi effettuare il lavoro ma il pezzo deve arrivare.
Si comunica che continuano ad arrivare allo scrivente sindacato, segnalazioni da parte degli iscritti CSA e del Sindacato QUA.DI.R. per il personale LazioCrea, la scrivente segnala i disagi dei lavoratori in ulteriori sedi lavorative, come l’ADA Lazio Sud, ma anche alcune ali del palazzo in via Rosa Raimondi Garibaldi, a causa dell’alta temperatura degli uffici dovuta ad una carente refrigerazione dei locali, imputabile al malfunzionamento degli impianti di refrigerazione ed alle alte temperature esterne. Come certamente saprà la Corte di Cassazione, con sentenza n. 6631 della Sezione Lavoro del 1 aprile 2015, ha stabilito che nei confronti del datore di lavoro esiste un preciso obbligo di tutelare la salute psico-fisica dei prestatori di lavoro e di assicurare che i locali dell’azienda siano in condizioni tali da permettere agli stessi di adempiere le prestazioni contrattuali cui sono obbligati, non subendo nocumento alla propria salute in particolare nell’articolo 2087 del Codice Civile (“Tutela delle condizioni di lavoro”). La Cassazione aveva confermato la sentenza della Corte d’Appello, secondo cui l’astensione dal lavoro era riconducibile alla impossibilità di eseguire la prestazione lavorativa dovuta alla temperatura troppo bassa nell’ambiente di lavoro a causa della rottura della caldaia, situazione del tutto simile a quella attuale, con alte temperature ed impianti rotti e/o mal funzionanti. Inoltre il D. Lgs 81/2008 Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro impone che il datore di lavoro (o chi per lui) sia tenuto a valutare tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici. Per agenti fisici si intendono ad esempio il rumore, gli ultrasuoni, ma anche il microclima, che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Questo significa che il datore di lavoro nel redarre il documento per la valutazione dei rischi deve tener conto anche del fattore clima sul luogo di lavoro, sia del freddo che del caldo eccessivi. Si chiede pertanto un immediato ripristino degli impianti al fine di assicurare la salute e la salubrità degli ambienti, e di verificare che nel DUVRI il rischio termico sia correttamente valutato e gestito e non preso sotto gamba come sembra avvenga dal responsabile di procedimento che confronto ad altri viene ben retribuita “forse sarebbe il caso allocarla in una delle sedi dove l’aria condizionata non funzione”. Nel mentre tenuto conto che nulla è stato fatto riguardo la nota 1378 del 27 giugno 2019 si comunica che si procederà nei prossimi giorni alla trasmissione di dette segnalazioni/esposti agli organi competenti esterni per la tutela dei lavoratori oltre a quelli di valutazione obbiettivi assegnati e disciplinari interni per la giusta penalizzazione di merito. Cordialmente.
Il Segretario
Valerio Secco

In merito all’ADA Latina Sud la Regione ha risposto con nota protocollo 0561489 del 16-07-2019

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